La corsa è una reazione

Si corre per respirare un’emozione, affrontare un ostacolo, raggiungere un obiettivo, superare un limite. Capita però a volte che si corre per reagire. A uno smacco. A una perdita. A un fallimento. A una delusione. Si corre, per rialzarsi, sentirsi nuovamente vivi.

Questa è la storia di Mirko e di come abbia reagito alla sua stessa vita, grazie alla corsa.

Mirko sin da piccolo fa sport, basket, nuoto, calcetto. Non ha particolari passioni o preferenze, lo fa perché lo fa star bene e, soprattutto, grazie allo sport può condividere dei momenti con i suoi amici.

Il tempo dedicato allo sport, però, diventa sempre meno. Dopo gli studi, Mirko inizia a lavorare nel negozio di famiglia. Ed è proprio mentre lavora che succede l’impensabile: una serie di crisi epilettiche lo colpiscono, lo rendono inerme, insicuro, impaurito. Mirko inizia un percorso di cura che, se da una parte allieva lo stato di salute, dall’altro lo porta a prendere tanto peso. Si sa, però, ogni organismo umano ha un istinto primordiale che interviene soprattutto nel momento più buio: l’istinto alla sopravvivenza.

Mirko decide di reagire. Inizia a mangiare meglio e decide di comprare un paio di scarpe da corsa. Dapprima è solo la corsetta sotto casa, la sera, di ritorno dal lavoro. Mirko inizia a perdere peso e, soprattutto, a sentirsi meglio. Continua a correre e non si ferma.  Decide di partecipare alle corse di paese, le famose “tapasciate”, popolari corse non competitive diffusissime soprattutto nel Nord e centro Italia. Mirko non si ferma. Correre è divertirsi ma è anche conoscere e, perché no, ritrovare amici di un tempo.

La passione comune per la corsa porta Mirko, attraverso i social network, a riprendere contatto con due amici d’infanzia, Juri e Flavio, e insieme a loro a correre 5 km, che poi diventano 10 km, per poi arrivare a 21 km fino a centrare l’obiettivo dei 100 km corsi in 24 ore.

Correre è vivere ma correre è reagire, in una reazione che può portare soddisfazioni, nuove amicizie, importanti risultati.

Grazie, Mirko, per averci raccontato come si può reagire.